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La Casa delle Streghe

The House of Witches

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IT

In questi anni di apertura della Casa ho scelto di esplicitare meno possibile delle impostazioni  ideali e, possiamo dire, ideologiche, alla base del progetto. L’ho fatto perché non c’è stato modo né desiderio di condividerle con le donne che frequentano la Casa e perché ho pensato che potesse essere più un limite che un’opportunità.
In questi giorni di vergognoso, crudele, criminale attacco alla comunità Curda e al Rojava, alla Jineology, sento il dovere di fissare alcuni punti che chiedo di condividere a chi frequenta e vuole frequentare questo spazio:
1) la Casa delle Streghe è uno spazio in cui si praticano e si diffondono stili di vita sostenibili: raccolta differenziata, compostaggio, utilizzo di detergenti a basso impatto ambientale, promozione dell’uso di coppetta mestruale, assorbenti lavabili e simili, cibo biologico, autoproduzione e quant’altro possiate immaginare;
2) la Casa delle Streghe sostiene in ogni modo il popolo curdo e l’idea che i popoli possano autodeterminarsi e autodefinirsi andando oltre il concetto di “stato/nazione”, la Jineoloji, la parità dei generi e la pacifica convivenza tra le religioni, l’idea di comunità forse più vicina all’utopia libertaria che si sia vista fino ad oggi e per questo preziosa.
3) La Casa delle Streghe è uno spazio femminista e uso per questo le parole di Monica Lanfranco in “Letteralmente femminista”: “Essere una femmina, se all’inizio della comparsa nel ventre di mia madre è stato un caso, ha assunto nella mia vita un significato e una centralità imprescindibile. Per questo, una volta entrata nel mondo adulto, non ho mai condiviso l’affermazione secondo la quale «siamo tutti persone», spesso usata per conciliare fintamente, e non affrontare mai, l’inevitabile conflitto tra i due generi. Secondo questa visione il definirci così, persone, basterebbe per situarci nel mondo in modo automatico e indolore, senza discriminazioni. E’ la realtà a smentire chi lo sostiene: spesso usare il generico ‘persona’ è un modo per sfuggire all’ingombrante verità che l’avere un corpo maschile o uno femminile non è indifferente, in ogni società e visione culturale. Essere persone non basta per essere degne di memoria, diritti, cittadinanza, libertà. Al contrario è basilare e vincolante il genere che ti capita alla nascita, per stabilire il proprio posto nella scala gerarchica collettiva, perché questa scala è costruita ancora, da tutte le culture della storia umana in modo molto, molto lontano dal considerare, ascoltare e dare valore equamente alle voci distinte dei due generi”. Qui lavoriamo perché l’equità diventi realtà a cominciare dal nostro guardare e guardarci. Lo stesso per ogni forma di oppressione che sia dovuta al luogo di nascita, alla nazionalità, al colore della pelle, alle preferenze sessuali, all’età, al patrimonio, ecc. Lo facciamo quasi sempre senza gli uomini perché sappiamo quanto l’inuguaglianza sia parte di noi, quanto tanto del nostro sentire sfugga dalla volontà cosciente per seguire sentieri conosciuti e sentiti come sicuri. So che sicuri non sono affatto e preferisco abbandonarmi al de-siderio, al mio proprio sentire senza rotte tracciate, fosse pure dalle stelle;
4) ogni essere senziente ha la possibilità di essere in contatto con gli altri mondi che si affiancano a quello visibile, pietre comprese. In quest’ottica ha senso parlare di spiritualità femminile o maschile? Di parte maschile e femminile della nostra interiorità? Come si situano le pietre? E gli alberi? Non sostengo per il genere umano una differenza, una qualità in più, che sia qualcosa oltre l’uso del linguaggio e degli utensili. Come raccontano le mitologie native, ben altri focolari ci hanno preceduto, intorno ai quali sostavano le pietre, le piante e gli animali. La metafora dello yin e dello yang in questo senso viene usata a sproposito: non rappresentano forze contrapposte ma il continuo movimento che caratterizza ciò che è vivo. Ciò che per noi in Italia è femminile o maschile non trova corrispondenza già a livello europeo, figuriamoci a livello planetario o universale. Si tratta di elementi culturali che non fanno altro che riportarci agli stessi criteri oppressivi che limitano l’esistenza e la felicità di donne e uomini ogni giorno. Abbandoniamoli senza rimpianti (e comunque non sarà facile…);
5) la forma è il cerchio: abbiamo consolidato nel tempo un modo di stare insieme che prescinde dalla gerarchia, ignorandola consapevolmente: tutte sappiamo che ogni donna ha talenti che nella vita ha dovuto spesso nascondere, a volte dimenticare; la Casa delle Streghe è uno spazio per recuperarli. Se qualcuna può avere più esperienza degli strumenti che usiamo (difficili da descrivere a parole), ogni voce è importante, ognuna è essenziale, per decidere dove andare a trovare la voce di Afrodite come per pulire le pentole. Non c’è nessuna che spazzerà la tua stanza e nessuna che ti insegnerà come usare il tuo tamburo o interpretare il volo dell’aquila ma ognuna ti starà accanto con fiducia nella consapevolezza che stai viaggiando il tuo sentiero e tu sai. E’ un po’ che lo facciamo, non è stato facile imparare ma almeno questo siamo sicure di saperlo fare. La comunità non è fatta di regole ma di relazioni, quelle mi interessano: ognuna è responsabile della propria esperienza e di quella di ogni altra;
6) alla Casa delle Streghe si pratica la disobbedienza, la critica, il confronto intellettualmente impegnativo, il rigore definitorio, la responsabilità nelle parole che si usano e si promuovono; non prenderla sul personale, l’indulgenza è un atteggiamento maternalistico;
7) mi muovo nella certezza che sento nel sangue che c’è stato un tempo diverso, un tempo che a me e a molte altre piace definire matriarcale, in cui le relazioni erano ugualitarie e tutta la società di conseguenza. Un tempo in cui ognuna aveva la possibilità di esplorare il proprio desiderio, a partire da quello sessuale a finire con il senso della vita e del proprio ruolo nella comunità. C’è chi dice che è vero, chi lo nega. A me basta sognarlo, sentirne nostalgia, per portare avanti pratiche che lo ricreino, qui e ora, in un nuovo normale che mi basta anche solo fra di noi, per cominciare.
E che le Dee ci accompagnino, in bellezza, e magari facendosi anche due risate.

Parole si scambiano, insieme a sguardi e abbracci, risate e lacrime. Ognuna trova ciò di cui ha bisogno, senza cercarlo.
La Casa delle Streghe è qui.

Benvenuta, ti stavamo aspettando.

EN

In these years of opening the house, I have chosen to explain as little as possible the ideal and, we can say, ideological settings underlying the project. I did it because there was no way or desire to share them with the women who frequent the house and because I thought it could be more a limit than an opportunity.
In these days of shameful, cruel, criminal attack on the Kurdish community and Rojava, on Jineology, I feel the duty to fix some points that I ask to share with those who frequent and want to frequent this space:
1) the Casa delle Streghe is a space where sustainable lifestyles are practiced and spread: separate collection, composting, use of detergents with low environmental impact, promotion of the use of menstrual cups, washable sanitary napkins and the like, organic food, self-production and anything else you can imagine;
2) the House of Witches supports in every way the Kurdish people and the idea that peoples can self-determine and self-define by going beyond the concept of “state / nation”, Jineoloji, gender equality and peaceful coexistence between religions, the idea of ​​community perhaps closer to the libertarian utopia that has been seen to date and therefore precious.
3) The House of Witches is a feminist space and for this I use the words of Monica Lanfranco in “Literally feminist”: “Being a female, if at the beginning of my mother’s appearance in the womb it was a coincidence, she assumed in my life an essential meaning and centrality. For this reason, once I entered the adult world, I never shared the statement according to which “we are all people”, often used to pretend to conciliate, and never face, the inevitable conflict between the two genders. According to this vision, defining ourselves like this, people, would be enough to situate us in the world automatically and painlessly, without discrimination. It is reality that denies those who support it: often using the generic ‘person’ is a way to escape the cumbersome truth that having a male or female body is not indifferent, in every society and cultural vision. Being a person is not enough to be worthy of memory, rights, citizenship, freedom. On the contrary, the genre that happens to you at birth is basic and binding, to establish its place in the collective hierarchical scale, because this scale is still built, by all the cultures of human history, in a very, very far way from considering, listening and giving value equally to the distinct voices of the two genres ”. Here we work to make equity become reality starting from our looking and looking at ourselves. The same for any form of oppression that is due to the place of birth, nationality, skin color, sexual preferences, age, heritage, etc. We do it almost always without men because we know how much inequality is part of us, how much of our feeling escapes from the conscious will to follow paths known and felt as safe. I know that I am not sure at all and I prefer to abandon myself to desire, to my own feeling without traced routes, even from the stars;
4) every sentient being has the possibility of being in contact with the other worlds that flank the visible one, including stones. In this context, does it make sense to speak of female or male spirituality? Of male and female part of our interiority? How are the stones located? And the trees? I do not advocate for humanity a difference, an additional quality, which is something beyond the use of language and tools. As the native mythologies tell, bin other hearths preceded us, around which the stones, plants and animals stood. The metaphor of yin and yang in this sense is used inappropriately: they do not represent opposing forces but the continuous movement that characterizes what is alive. What for us in Italy is female or male does not find correspondence already at European level, let alone at planetary or universal level. These are cultural elements that do nothing but bring us back to the same oppressive criteria that limit the existence and happiness of women and men every day. Let’s abandon them without regrets (and in any case it won’t be easy …);
5) the shape is the circle: over time we have consolidated a way of being together that ignores the hierarchy, ignoring it consciously: we all know that every woman has talents that in life she has often had to hide, sometimes forget; the House of Witches is a space to recover them. If anyone can have more experience of the tools we use (difficult to describe in words), each voice is important, each is essential, to decide where to go to find the voice of Aphrodite as to clean the pots. There is no one who will sweep your room and no one who will teach you how to use your drum or interpret the flight of the eagle but each one will stand by you with confidence in the awareness that you are traveling your path and you know. It’s been a while since we did it, it was not easy to learn but at least this we are sure we can do it. The community is not made of rules but of relationships, those interest me: each is responsible for its own experience and that of each other;
6) disobedience, criticism, intellectually demanding confrontation, definitive rigor, responsibility in the words that are used and promoted are practiced at the House of Witches; do not take it personally, indulgence is a maternalistic attitude;
7) I move in the certainty that I feel in the blood that there has been a different time, a time that I and many others like to define matriarchal, in which relationships were equal and the whole of society consequently. A time when everyone had the opportunity to explore their own desire, starting from the sexual one ending with the meaning of life and its role in the community. There are those who say it is true, those who deny it. It is enough for me to dream it, to feel nostalgia for it, to carry out practices that recreate it, here and now, in a new normal that is enough even for us, to begin with.
And that the Goddesses accompany us, in beauty, and maybe even having two laughs.

Words exchange, along with looks and hugs, laughter and tears. Everyone finds what they need, without looking for it.
The Witch House is here.

Welcome, we have been waiting for you.